Ettore Pastena legge tre poesie da “Risse”, in preparazione per Kolibris

Ettore Pastena legge tre poesie dalla raccolta Risse, in preparazione per Kolibris.
Musica di Gianmario Del Sorbo

risse_cover

lettura

Se vedi bande nere dalle svolte del paese

farsi intorno alle chiese

ad invocare pianti d’alba sul sagrato;

se ogni attraversamento sarà arretrato

nel ritorno di sabbie e sterchi che lasci

per poi ritrovarli a indicarti la strada

Pollicino senza vita,

se non l’ultima del gatto…

A te che vivesti nelle domeniche

e nelle piazze con le fontane,

più non dico il dire.

Ti lascio il silenzio e questo volto,

le sole grafie che so giuste.

Ti lascio gli occhi muti dei bovini,

il moto a pendolo

del collo dei piccioni,

i marmi bianchi dove leggemmo i suoni,

da qui , da questa terra,

templi di nessuno

imbanditi nel regno del ninnolo

che si fa segno,

simbolo,

idea,

nello stravolto delle nostre pupille,

che videro luce

e il tenue bonario maleficio,

su cui riposa morto nostro Signore,

nelle balere del cosmo,

nell’autoerotismo delle eternità che si vegliano.

Ti lascio i calli dei frati e gli angeli idioti,

ti lascio il nulla

a un passo da questa pagina….

 

 

 

 

lettura

E mi riconoscerai come sempre

nelle filiere,

con la gentilezza dell’uomo di mare,

o a incontrarci in stazione e non dirci niente

perché bruciammo già tutto

nell’abatjour sul mobile

vicino al letto

dove a volte ho dormito.

Cambiato,

quel tanto che basta per lucidarmi le scarpe,

e ispezionarmi i fori del naso

al mattino

con capillari che son fiumi

sulla mappa del mio volto.

E qui, nel fondovalle,

nel mio dicembre che è anche il tuo dicembre,

ricordo l’allegria del terreno,

la commozione del pietrisco,

il lascito d’un tuo sguardo

addobbato

come nastro sul tamburello.

 

D’oltralpe ho immagini di lupi sotto i muri,

di conventi e vini,

di bimbe con cuffie e sogni di lentiggini.

Ce ne bagnammo da sconosciuti…

Giocavo al gitano dal finto orecchino

per intemperie scandite a liquori

e giochi di corse verso boschi bretoni.

Ma ora,

ora,

che non ti sento il sesso tra le dita,

e ad ogni cane che m’abbaia dietro vorrei dire ‘’ Io vado! ‘’

con malasorte da zingara in treno

e mani da lavoro

del padre di tuo padre sulla schiena;

ora

resterei nel rustico d’un camino

con te

senza nome

come s’usa tra animali…

 

 

lettura

Quando i denti saranno gialli

e avrò pochi bianchi capelli,

allora verranno silenzi

ambasciatori d’anni passati,

giocati in fetidi buchi.

 

Un batterio, l’uomo,

dal decorso degenerativo,

eppure intessiamo

fitte trame di pensiero

per allietarci,

per coronarci d’alloro.

 

Metonimia primaria

riconoscersi nel dubbio

invece che nel mondo,

io intanto

perdo tempo sillabico…

 

 

 

Ettore Pastena nasce ad Atripalda ( AV) il 19 Agosto 1988. Ad Avellino canta in varie formazioni, approfondendo lo studio delle tecniche vocaliche grazie a laboratori e stage teatrali ( Workcenter of Jerzy Grotowski ). Sempre in provincia partecipa alla fondazione del collettivo artistico multimediale ”550”, con il quale inizia a leggere le proprie poesie nei locali avellinesi. Nel 2007 si trasferisce a Pisa iscrivendosi alla facoltà di lettere moderne. A Pisa inizia a interessarsi all’arte di strada, suonando la chitarra e declamando poesie nelle piazze della città toscana. Nel 2012 è finalista al concorso di poesia ”nuovi e-chi” della casa editrice ”La scuola di Pitagora”. Da un anno viaggia per le campagne francesi approfondendo i metodi di agricoltura biologica e autosufficienza alimentare.

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. claudio
    Nov 23, 2012 @ 14:25:25

    Niente male e non credo di essere di parte

    Rispondi

  2. antonio
    Nov 23, 2012 @ 18:24:00

    bella e … senza parole

    Rispondi

  3. franco
    Nov 25, 2012 @ 14:29:39

    Ogni tanto riappare un poeta ad indicarci la via smarrita..

    Rispondi

  4. piero
    Nov 25, 2012 @ 16:45:07

    Belle metafore

    Rispondi

  5. federico
    Gen 15, 2013 @ 11:09:36

    l’inespugnabilità del desiderio assoluto non sigilla la strada alla sua indagine che sempre brucia la gola e sporca le mani. E tu con parole fiammeggianti e le mani terroso ci hai dato un assaggio di questa ricerca senza via d’uscita.Continua nel tuo percorso e a cercare le parole che aiutano a dare senso.

    Rispondi

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